Digitale terrestre: dopo lo ''switch off'' problemi e disagi a Roma e nel Lazio
di Il Salvagente
C'è attesa per i dati Auditel di oggi. Si è capito ieri che possono dare una misura oggettiva di come sta andando il passaggio al digitale terrestre a Roma e nel Lazio. Ieri, ad esempio, hanno certificato un disagio fortissimo. I dati d'ascolto, pubblicati soltanto a fine mattinata e non alle 10, come avviene di solito, "per un supplemento di verifica", come dichiarato all'Agenzia Ansa Walter Pancini, direttore generale di Auditel hanno testimoniato un vero e proprio crollo.
I numeri sono chiari: nell'intera giornata di lunedì il totale dei telespettatori ha registrato nel Lazio, rispetto alla media degli ultimi sei lunedì, una flessione del 15,9%.
Ancora più consistente la flessione per il target sopra i 65 anni, quello tecnologicamente meno avanzato e più in panne con la risintonizzazione dei canali dopo lo switch off di ieri (zona di Viterbo esclusa): la flessione degli ascolti nell'intera giornata è del 22% rispetto alla media dei sei lunedì precedenti, flessione che diventa del 16% in prime time.
Il Codacons: "Lo switch off nel Lazio è stato un fallimento"
La montagna di disagi subita dagli utenti è testimoniata anche dalle associazioni dei consumatori. Secondo il Codacons l’operazione dello switch off nel Lazio è stata un fallimento. L'ssociazione ieri ha ricevuto le proteste dei tanti consumatori imbestialiti che si sono ritrovati con la scritta nessun segnale o con lo schermo blu.
"La realtà è che l’Italia sul digitale ha voluto fare la prima della classe, ma prima della classe non è. L’aver voluto anticipare i tempi rispetto al resto dell’Europa ha solo provocato disagi ai consumatori, gli unici ad aver pagato le conseguenze ed i costi di questa operazione" ha dichiarato il presidente del Codacons, avv. Marco Maria Donzelli.
"I disagi non sono finiti anche per quelli che in questo momento stanno vedendo i programmi, ma che ancora non hanno capito che, salvo rare eccezioni, non potranno più registrare un programma sul videoregistratore mentre ne stanno vedendo un altro o che tra poco dovranno aggiornare il software del decoder chiamando un tecnico" conclude il Codacons.
Unc: "Atre spese in arrivo"
"Altro che rivoluzione tecnologica. Il passaggio dall’analogico al digitale si sta rivelando un vero e proprio disastro. Numerosi i romani che stanno infatti riscontrando problemi di ricezione del segnale e che per questo dovranno affidarsi al satellite. Nuovi costi in arrivo, dunque, con le antenne da cambiare". E’ quanto dice Massimiliano Dona, il segretario generale dell’Unione nazionale consumatori, commentando il debutto dello switch off nella Capitale.
"Se per i più fortunati è bastato armeggiare per risintonizzare tutti i canali - sottolinea Dona - per molti altri non è così facile. Purtroppo, il segnale digitale non arriva bene in tutte le zone della città e molti canali, sia Rai che Mediaset, sono spariti dalle tv di chi li aveva già sintonizzati".
E l'Adoc chiede di ridurre il canone del 30%
Intanto l'Adoc chiede una riduzione del 30% sulla spesa del canone Rai del prossimo anno, come compensazione dei disagi subiti dai romani per il passaggio al digitale terrestre. L'associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori denuncia le difficoltà dei cittadini nel sintonizzare i nuovi canali.
Per il presidente, Carlo Pileri, "la riduzione è per recuperare quantomeno i costi per l'acquisto di un decoder base".
Caos anche questa mattina
Anche stamattina, dopo il caos di ieri, continuano le difficoltà per i cittadini della Capitale, il 18% ha rinunciato al passaggio al digitale, mantenendo la visione esclusivamente attraverso Sky. I canali Rai seguono ad essere difficili da ritrovare nella programmazione, i canali sistemati ieri faticosamente, a volte anche con l'intervento pagato dell'antennista, stamane non si trovano più, è necessaria una nuova riprogrammazione»Una serata così i romani (della Capitale e della provincia di Roma) e i telespettatori della città e della provincia di Latina se la ricorderanno a lungo. Il digitale terrestre al suo esordio a Roma è stato un incubo. Migliaia di telespettori sono stati alle prese fino a tarda sera con un quiz che, con le modeste competenze disponibili in ogni casa, si è rivelato irrisolvibile.
E il caos sullo schermo, secondo gli esperti, durerà ancora qualche giorno. "I problemi saranno risolti presto, al massimo nel giro di qualche giorno", spiega Andrea Ambrogetti, presidente di DGTVi, il consorzio per la televisione digitale terrestre. "Siamo al sesto switch off - precisa il tecnico – e sapevamo a che cosa andavamo incontro. La parte tecnica è andata esattamente come ci aspettavamo". E i disservizi? "Potrebbero essere legati alla condizione delle antenne che funzionano male", conclude Ambrogetti.
I problemi sono stati tanti per tutti. Anche quelli che possedavano da tempo il "decoder giusto" sono stati costretti a risintonizzarlo (o a cercare di farlo) perché la disposizione dei canali era completamente "saltata". Anche Palazzo Chigi è stato preso in contropiede. Raiuno, Raidue, Raitre, Retequattro, Canale 5, Italiauno e La7 non sono visibili da ieri mattina in tutte le tv della Presidenza del Consiglio. Insomma, la cattiva informazione fornita ai telespettatori ha colpito anche i piani alti.
Rainews24 in rivolta per la posizione sul telecomando
Poi c'è la rivolta delle redazioni. Rainews24, ad esempio, viene retrocessa dal numero 16 al 42 nell'elenco dei canali digitali e la sua redazione protesta. "E' una decisione che arriva da una intesa in sede Dgtvi che di fatto penalizza fortemente il canale all-news del servizio pubblico radiotelevisivo" scrive in una nota il cdr aziendale. "Ciò che è ancora più preoccupante è che, come anticipano oggi alcuni quotidiani, il nuovo canale di Sky "Cielo", che sarà fortemente alimentato da SkyTg24, troverà posto al numero 10. È evidente che il posizionamento di un canale ha un peso decisivo anche nell'affermarsi delle abitudini dei telespettatori, soprattutto nella prima fase del passaggio al nuovo sistema" sottolinea la nota stampa.
Perciò il cdr di Rainews24 chiede "perchè la Rai ha accettato questa retrocessione del suo canale all-news?". E ancora: "Non si capisce qual è la strategia con la quale la Rai intende far affrontare a Rainews24 la grande opportunità del passaggio al digitale terrestre". Per questo il cdr di Rainews24 chiede ufficialmente che la Rai riveda questa scelta fortemente penalizzante per il futuro della testata, e che chieda e ottenga per Rainews24 un più efficace posizionamento nell'ordine dei canali".
Il nuovo ordine dei canali
I soci di DGTVi hanno raggiunto un'intesa, che è stata sottoposta al vaglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. I canali dall'1 al 9 saranno riservati alle 'ex' tv analogiche: tre alla Rai, tre a Mediaset, poi La7, Mtv e Rete A-All Music. Dal 10 al 19 spazio invece alle emittenti locali secondo la graduatoria definita dai vari Corecom. Dal 20 in poi, vari blocchi tematici: dopo il canale numero 20 (Tv 2000, ex Sat 2000) e 21 (destinato a Retecapri, che deve decidere se aderire all'accordo o meno), ecco i canali per bambini, poi le reti semigeneraliste (come Rai 4, Iris o RaiSat), poi lo sport e le news. Ora sarà l'Agcom a pronunciarsi, ma non tutte le emittenti hanno aderito all'intesa. E sarà curioso scoprire dove si piazzerà Cielo, il nuovo canale gratuito che dal primo dicembre segnerà il debutto di News Corp, il gruppo che fa capo a Rupert Murdoch, nell'universo del digitale terrestre (e che trasmetterà su frequenze prese in affitto da Rete A).
Il Cnu: "Un passaggio oneroso"
"Il digitale è un'occasione importante per disporre di maggiore offerta televisiva, ma non é costo zero per gli utenti": lo sottolinea in una nota il Consiglio Nazionale degli Utenti (Cnu), organismo dell'Agcom. "Nel Lazio - si legge nella nota - troppi cittadini hanno dovuto sostituire le loro vecchie antenne, e nelle zone più interne alcuni paesi, necessariamente, devono affidarsi alla piattaforma satellitare Tvsat perché la qualità del segnale non è ottimale". "Tvsat prevede un decoder a carico del cittadino, mentre sarebbe stato meglio se fosse stato fornito in comodato d'uso gratuito dalla Rai - continua la nota - I problemi si riproporranno a giugno, quando saranno riaperte le case estive, e molti laziali verificheranno che il loro impianto non è adatto a ricevere il digitale".
L'esordio col black out
Si accende la tv e si trovano solo tanti puntini bianchi e neri. I canali tradizionali della Rai, di Mediaset e di La7 se ne sono andati. Bisognerebbe andarseli a ripescare col decoder digitale, ma qualcosa non funziona. Al Salvagente arrivano numerose segnalazioni fin dalle prime ore della mattina. "Provo da stamattina a risintonizzare tutti i canali sul mio decoder, ma non appena l'operazione è completata con successo, come conferma un messaggio sul video, il segnale scompare e sul video compare la scritta segnale assente", ci racconta Ernesto dal quartiere Monte Mario di Roma. Giuseppe da Acilia conferma il caos: "Ho provato più volte a sintonizzare il decoder ma il risultato è sempre lo stesso, uno schermo oscurato e una scritta che recita segnale assente".
Nal Lazio e nelle province di Terni e L'Aquila, lo switch off è cominciato oggi, andrà avanti fino al 30 novembre e coinvolgerà 4,5 milioni di persone, 2,7 milioni solo nella provincia di Roma. Ma per ora il segnale è debole o assente e in molti sono costretti a passare sul satellite pur di vedere qualcosa in tv.
Gli operatori del numero verde, preso d'assalto dagli utenti, spiegano che il segnale televisivo digitale, spento alle 10 di questa mattina, verrà riacceso gradualmente nel corso della giornata e che "fino alle 19 di oggi, se non oltre, il segnale potrebbe non arrivare nelle case di tutti". E in tanti continuano a non vedere la tv.
L'Adoc: 300 milioni buttati
"I romani hanno buttato oltre 300 milioni di euro per essere la prima capitale europea senza tv - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell´Adoc - il passaggio al segnale completamente digitale sta creando enormi difficoltà, soprattutto agli anziani. Da stamattina il segnale in molte zone è debole o inesistente, molti canali, sia Rai che Mediaset, sono spariti. Anche chi sa riprogrammare il decoder, ed è la minoranza degli utenti, sta incontrando seri problemi a sintonizzarsi. La Capitale è stata abbandonata a sé stessa".
All'associazione dei consumatori stanno arrivando tante segnalazioni a causa del black out televisivo. E tanti saranno gli utenti, denuncia l'Adoc, costretti ad affrontare spese aggiuntive: "Il 25% dei televisori non ha ancora il decoder, molti cittadini stanno comprando nuovi apparecchi con decoder incorporato, e molte antenne dovranno essere riorientate per captare il segnale. In questo modo vanno aggiunte alle spese per l´acquisto dei decoder, mediamente 120 euro a famiglia, i costi per l´antennista: 35 euro se si opta per un professionista convenzionato, più di 60 euro per gli altri. Chi rimborserà i romani, chi pagherà i danni?".
Incerta l'ora della fine del black out
Dal ministero dello Sviluppo economico intanto fanno sapere che "a Roma tutte le emittenti nazionali sono già accese in digitale terrestre, quasi tutte le tv locali". Ma al call center messo a disposizione attraverso il numero verde 800.022000 alle 12 erano arrivate 20.010 telefonate di richieste d'aiuto. Nonostante le dichiarazioni ufficiali resta il fatto che in tanti ancora non riescono a sintonizzarsi sui principali canali televisivi. E lo stesso ministero in un precedente comunicato faceva sapere che la riaccensione del segnale sarebbe avvenuta con gradualità e che non sarebbe stato possibile prevedere il momento in cui i programmi sarebbero stati di nuovo disponibili:
"A passaggio avvenuto, potrebbe essere necessario risintonizzare il proprio ricevitore digitale per tornare a vedere tutti i canali ricevibili. Dato che entro le ore 10 verranno spenti tutti i segnali analogici e la riaccensione del segnale televisivo in digitale sarà effettuata gradualmente, è opportuno attendere che tali operazioni siano concluse prima di avviare le operazioni di risintonizzazione del proprio ricevitore".
Le proteste dell'Aiart, l'associazione dei telespettatori cattolici
«Troppi disagi per la popolazione, soprattutto quella anziana. Il passaggio al digitale è una grande rivoluzione, ma l'informazione alla cittadinanza doveva partire prima». Lo afferma Luca Borgomeo, presidente dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart. «La conseguenza - continua Borgomeo in una nota - è che la gente ha dovuto spendere soldi per acquistare il decoder, alcuni di loro hanno dovuto cambiare l'antenna, e le vendite di televisori sono schizzate. Senza dubbio è aumentato il numero dei canali, ma sicuramente il digitale terrestre si è rivelato un'enorme possibilità di business per chi lavora nel settore tecnico della tv».
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