Casilino 900, la guerra dei container
di Gianluca Mancuso per DNews
Etnie, famiglie in guerra per ottenere un container e un futuro più dignitoso. Una guerra tra poveri che si sta combattendo da giorni al Casilino 900, il campo nomadi abusivo più grande della Capitale. Le pattuglie di vigili urbani e i varchi d’accesso sigillati con blocchi di cemento e reti di ferro non hanno fermato gli “infiltrati” che da una quindicina di giorni si aggirano nell’insediamento abusivo alla ricerca di un posto nelle liste per le assegnazioni dei moduli abitativi nei quattro campi attrezzati e allargati per ospitare i nomadi del Casilino.
«Sono venuti da Napoli, da Benevento e persino da Catania – spiega uno dei rappresentanti dei nomadi -. Uno di loro, che aveva parenti qui al Casilino, ha preteso di essere messo sulle liste che stiamo consegnando alle autorità. Ma qui c’è gente che aspetta da trent’anni una sistemazione più decorosa». Con bastoni e coltelli hanno provato ad intimidire le famiglie del Casilino («un mio rappresentante – spiega Naio Adzovic, uno dei portavoce del Casilino – è stato minacciato») ma – spiega uno dei nomadi bosniaci – “qui c’è gente con le pistole”. E così ieri mattina alcune famiglie montenegrine hanno fatto i bagagli e lasciato in fretta il Casilino per paura di ritorsioni dopo la maxirissa esplosa mercoledì mattina sotto gli occhi del prefetto Giuseppe Pecoraro. «Ma qualcun altro ci proverà – spiega il rappresentante dei nomadi – perché ormai si è sparsa la voce dello sgombero e dell’assegnazione dei container». Ieri mattina il campo era presidiato da una decina di pattuglie dei vigili urbani dell’ottavo gruppo, diretti dal comandante Antonio Di Maggio, che, in questa fase, stanno raccogliendo le liste dai rappresentanti del campo. A dirigere le operazioni è il direttore del quinto dipartimento del Comune, Angelo Scozzafava. Ma tra le baracche gira voce che nessuno più è disposto ad andare in via di Salone, dove due giorni fa è stato trasferito un nucleo familiare di bosniaci che hanno scelto volontariamente di andare dove ad attenderli c’erano alcuni parenti.
Oggi i mezzi della Croce Rossa italiana saranno di nuovo al Casilino 900 per i primi trasferimenti al Camping River (sulla Tiberina), dove sono stati allestiti altri quaranta container che dovrebbero ospitare – riferisce la Croce rossa – oltre 160 persone (39 famiglie) di etnia kosovara e macedone. «A fare i bagagli – riferisce il portavoce Bayram, che ieri ha partecipato ad un incontro con il sindaco Alemanno insieme con gli altri rappresentanti del campo – saranno cinque famiglie kosovare che andranno ad occupare i primi container allestiti sulla Tiberina». Ancora da sciogliere il nodo relativo ai montenegrini che dovranno anch’essi essere trasferiti in blocco dal Casilino 900. I container disponibili sarebbero una ventina, dislocati in più campi, ma le famiglie vorrebbero partire in blocco. Proprio il tema delle liste “bloccate” e dei trasferimenti è stato al centro della riunione di ieri avvenuta al Campidoglio. «Con l’amministrazione comunale – spiega Naio Adzovic, del coordinamento rom – stiamo costruendo un percorso di integrazione. E non solo per il Casilino 900.
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