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Regione Lazio, intervista doppia alle candidate Governatrici Emma Bonino e Renata Polverini
di Germano Morosillo per Pocket

Proponiamo una intervista alle due principali candidate alla presidenza della Regione Lazio: Emma Bonino, sostenuta dal centrosinistra, e Renata Polverini sostenuta dal centrodestra. Per la vincitrice si prospettano cinque anni di duro lavoro, per risolvere i tanti problemi della regione e ridarle credibilità dopo le vicende del caso Marrazzo.
Emma Bonino e Renata Polverini
D. – Quando e perché ha deciso di candidarsi?

E.B. – Sono passati sette mesi dall’assemblea di Chianciano dove, dopo aver denunciato con la “Peste Italiana” l’estremo deterioramento dello stato della nostra democrazia, abbiamo annunciato che la Lista Bonino-Pannella sarebbe scesa in pista in tutte le Regioni. Evidentemente nell’indifferenza generale perché in caso diverso la mia decisione di presentarmi candidata a governatore del Lazio non sarebbe stata accolta con sorpresa ma come fisiologica conseguenza dell’annuncio di giugno. Ricordo che noi radicali, diversamente da altri, raccogliamo le firme legalmente, vale a dire sulle liste effettive e non raccogliendo firme in bianco. Quindi decidere d’impegnarmi in prima persona per il Lazio doveva avvenire entro tempi stabiliti.

R.P. – Per molti mesi è circolato il mio nome. Quando mi hanno formalmente proposto la candidatura, ho discusso e condiviso con la mia organizzazione questa opportunità, un riconoscimento per il lavoro dell’Ugl in questi anni. E non è stata una decisione semplice, in fondo è una di quelle scelte che ti cambia la vita. Ma la sfida del governo in una realtà importante come il Lazio mi ha affascinato. Ho l’età, la voglia, la determinazione giusta per farcela. Da sempre mi lancio con convinzione su un obiettivo, affronto le prove con tenacia, con cocciutaggine. Forse anche perché sono donna…

D. – Quali sono le tre maggiori emergenze che dovrà affrontare da Presidente della Regione, se eletta?

R.P. – Dobbiamo dare in primo luogo risposte alla crisi. Questo significa sostegno al reddito delle famiglie, attraverso interventi modulati secondo la composizione dei nuclei familiari, e alle imprese, soprattutto le piccole e medie. Bisogna evitare la desertificazione industriale. La grande industria non dovrà abbandonare il Lazio. Aiuteremo le piccole e medie imprese con misure di natura fiscale. Rilanceremo fortemente agroalimentare e turismo, settori che possono dare una grande spinta allo sviluppo e all’occupazione. Per la sanità, dovremo garantire servizi accessibili per tutti, ripianando il debito senza chiudere posti letto, ma eliminando gli sprechi, le poltrone di troppo, accorpando le Asl e i centri di acquisto; perché non bisogna togliere servizi ai cittadini, vanno invece tagliati i costi della politica e della burocrazia. Miglioreremo i trasporti, guardando innanzitutto ai pendolari. In questo senso rivoluzioneremo l’assegnazione delle risorse, anche perché quelle riservate ai trasporti nel Lazio sono nettamente inferiori rispetto alle altre regioni. Potrei continuare a lungo. Le problematiche da affrontare sono tantissime.

E.B. – Sanità, infrastrutture, lavoro. Oltre all’opacità nelle procedure, a cominciare da quelle delle nomine negli enti pubblici e nelle gare di appalto: un’emergenza anche questa.

D. – La sua candidatura potrà essere sostenuta da partiti che, a livello nazionale, risultano distanti tra loro. L’alleanza nel Lazio può rappresentare un primo passo verso il ricompattamento di queste forze?

E.B. – Non mi sono presentata per fare da cavia a laboratori, nazionali o meno. Mi sono presentata con l’idea di proporre un programma e delle idee per il Lazio. Sono su questi che spero convergerà il sostegno di molti cittadini, oltre che delle forze politiche del centrosinistra a cominciare dal Pd, partito con cui c’è un forte impegno comune e un grande entusiasmo di lavorare insieme.

D. – Dopo il caso Marrazzo la Regione Lazio è alle prese con un problema di credibilità? Se sì, come superarlo?

R.P. – Del Lazio si è parlato troppo a lungo per fatti negativi. La regione deve recuperare credibilità e autorevolezza. Il mio impegno ha un obiettivo di fondo: riportare il Lazio in vetta alle classifiche delle regioni italiane.

E.B. – in Italia si parla molto di privacy e di trasparenza. Sono in molti ad invocare la privacy sui loro redditi e si offendono alla sola idea di renderne conto e pagare le tasse: in cambio, fanno un’esibizione compiaciuta di quello che combinano a letto, loro e di preferenza gli altri. Io sono per la trasparenza su quanto e come si guadagna, specialmente per chi vuole rappresentare il popolo (noi radicali abbiamo da tempo proposto “l’anagrafe degli eletti e dei nominati”) e sono invece senz’altro per la privacy su quando, se, con chi e come andare a letto. Con una riserva: che se il modo di vivere personale espone una persona pubblica a minacce o ricatti, non c’è privacy che tenga. Marrazzo si è esposto a questo rischio, ha esposto a rischi gravissimi le persone che ha frequentato, e ha compromesso le aspettative dei cittadini per i quali doveva governare. Su tutta questa vicenda c’è una responsabilità giudiziaria, che riguarda la magistratura; una compassione umana, che riguarda tutti; e un netto ripudio politico, che riguarda specialmente la nostra parte. Credo che la mia candidatura sia anche un modo per superare tutto questo.

D. – Prescindendo dalla sua conclusione anticipata, come giudica la lunga stagione di Marrazzo alla guida della Regione?

R.P. – Il giudizio è sotto gli occhi di tutti. Ereditiamo un deficit enorme, un tessuto produttivo non competitivo, un servizio sanitario con intollerabili lacune e liste d’attesa interminabili, province che rivendicano più attenzione. Ma io farò una campagna elettorale propositiva. La gente vuole risposte e soluzioni ai problemi, non sterili polemiche.

D. – Il voto cattolico è spesso determinante per l’esito di un’elezione: pensa di essere una candidata in grado di rappresentare le loro istanze, i loro valori?

E.B. – Roma è la città dei credenti e anch’io sono credente, dipende in che cosa. Io credo con forza in alcuni valori di fondo. Certo, è probabile che parte delle gerarchie ecclesiastiche non sia entusiasta, per questo bisognerebbe parlare forse di “questione clericale” più che di “questione cattolica”. Ma se parliamo dei credenti vi dico che non ho mai avuto problemi con loro. Le grandi battaglie civili sono state vinte non solo con l’impegno del mondo laico, ma anche col sostegno del mondo cattolico. Basti pensare alle vittorie degli anni Settanta, al ruolo enorme che ha avuto il voto cattolico in quei referendum. Io vado molto d’accordo coi credenti, forse perché vengo da una famiglia di cattolici praticanti, forse perché mia madre mi ha insegnato che nella sua religione un punto nodale è il libero arbitrio. Trovo però, se posso aggiungere, che puntualmente in ogni campagna elettorale la “questione cattolica” viene strumentalizzata, come se i cattolici fossero un blocco unico da usare come votificio, e ciò francamente mi sembra poco rispettoso per i cattolici stessi.

R.P. – Io non vado in cerca del voto cattolico strumentalmente, come spesso fanno i politici. Sono i miei valori a parlare chiaro: lavoro, vita, famiglia e solidarietà sono le parole chiave cui mi ispirerò in questa campagna elettorale e alla guida della Regione Lazio.

D. – Il presidente della Provincia è un esponente del centrosinistra, il sindaco di Roma è del Pdl: questa mancanza di uniformità potrà rappresentare un problema, come talvolta accaduto in passato, per il presidente della Regione Lazio?

R.P. – Io governerò nell’interesse esclusivo dei cittadini del Lazio. Quando si amministra, non si è di sinistra, di destra, di centro: si è, e si deve essere, dalla parte dei cittadini. Perché ogni decisione di un amministratore incide sulla vita dei nostri concittadini. Per questo le istituzioni devono collaborare. Questo senso di responsabilità deve sempre regolare i rapporti tra i diversi Enti.

E.B. – Non sono sicura che “uniformità” sia un valore, neppure in politica… comunque, non credo che ci saranno problemi visto che ognuno ha il proprio ambito di competenza.

D. – Molti identificano il Lazio con Roma, trascurando il fatto che ci sono altre quattro province e quasi quattrocento comuni. A che livello è la sua conoscenza del territorio? E come eviterà il rischio che Roma vampirizzi attenzioni e risorse, lasciando sullo sfondo i problemi delle realtà più piccole?

E.B. – Guardi che nonostante Roma abbia quasi la metà degli abitanti, a me è molto chiaro l’ambito territoriale del Lazio… e io concorro al posto di Governatore della Regione e non di Sindaco del capoluogo.

R.P. – Roma con la sua capacità di attrazione, di valore mondiale, deve essere il volano, il traino per tutta l’economia del Lazio. La Regione può fare molto in questo senso, affrontando con equilibrio e intelligenza il tema dell’uso delle risorse, e attraverso un’attenta politica delle infrastrutture. Il Lazio deve utilizzare Roma per la crescita del turismo, per la messa in rete dei suoi beni culturali, per lo sviluppo dell’economia e dell’innovazione. Per quanto riguarda il mio impegno, ho aperto la mia campagna elettorale con una due giorni tra Rieti, Latina, Frosinone e Viterbo: simbolicamente, ho voluto testimoniare il rilievo che do all’intero territorio regionale. E non farò mancare la mia presenza su tutto il territorio nella campagna elettorale, che farò tra la gente, sui territori, porta a porta. Un approccio che intendo mantenere quando sarò eletta presidente della Regione.

D. – In che modo la sua esperienza all’estero e la lunga militanza nella politica nazionale potranno aiutarla ad essere un buon presidente di Regione?

E.B. – Beh, aver fatto il commissario europeo con tre direzioni generali alle proprie dipendenze e con bilanci non indifferenti e aver diretto due dicasteri come ministro, senz’altro aiuta. Come pure aver militato per decenni in un partito che non è stato mai sfiorato da alcuno scandalo e di cui nessuno può negare il contributo alla modernizzazione del nostro Paese e della sua società.

D. – In che modo la sua lunga esperienza nel sindacalismo potrà aiutarla ad essere un buon presidente di Regione?

R.P. – La militanza sindacale mi ha insegnato a confrontarmi con i problemi concreti delle persone, a cercare di risolverli nel migliore dei modi, con concretezza e determinazione. Il sindacato aiuta a non perdere mai il contatto con la realtà quotidiana.

D. – Cosa la differenzia maggiormente dalla sua principale rivale nella corsa alla Pisana?

R.P. – Ci sono principi sensibili come la famiglia e la vita su cui abbiamo punti di vista molto diversi. Così come sui temi legati al lavoro. Ma il punto di fondo è che io voglio rappresentare la società del futuro. Emma, persona che stimo, è oggettivamente portatrice di sensibilità, storie e visioni di un’altra stagione politica.

E.B. – Renata mi ha definita “una politica di lungo corso”. Ecco, forse quello che più mi differenzia da lei è una certa esperienza in politica e nelle istituzioni italiane, europee ed internazionali.

D. – In caso di sconfitta, resterà comunque in Regione come consigliere, o tornerà alle attività che la impegnano ora?

E.B. – Credo che sia chiaro a tutti che io sono candidata alla presidenza della Regione e non a consigliere regionale.

R.P. – Da sempre mi batto per l’autonomia del sindacato dalla politica e non ho cambiato idea. Il congresso dell’Ugl che si riunirà in primavera eleggerà il nuovo segretario generale. Io ho assunto un impegno diverso, nella mia vita si apre una nuova pagina. E comunque non si porrà nessuna alternativa. Dopo il 29 marzo avrò molto da lavorare, come presidente della Regione Lazio.

 
 
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