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come agiscono i virus
di ilgiornale.it - Francesco Boezi

Francesco Boezi Come agiscono i virus
20 aprile 2020

Il dottor Mario Limodio è un medico chirurgo, specializzato in Medicina tropicale alla Sapienza di Roma, con tesi sull’educazione sanitaria per la lotta contro l’Aids in Africa. Oggi Limodio è anche un dirigente medico presso l’Uoc. di Malattie Infettive e Tropicali della Asl di Frosinone. Questo medico è dunque in prima linea contro il Covid-19.
Lei è in prima linea contro il Covid-19. Ci racconta qualcosa?
Il Covid-19 mi ha cambiato la vita, come medico e come uomo. Ogni esperienza ci arricchisce ma dobbiamo saper trarne l’insegnamento positivo: come resettare i valori importanti della vita. Ricordo che ero devastato quando ho accompagnato in rianimazione il primo paziente, un uomo più giovane di me, e poi un altro e un altro ancora. Coraggio e paura si fondono in un sentimento nuovo che ancora dobbiamo decifrare. Non penso di essere un “eroe” e prego di non diventare un “martire”. Penso che siamo solo professionisti che lavorano con il cervello, con il cuore e con le mani. Indossiamo i dispositivi di protezione individuale, entriamo nelle stanze dei pazienti devastati nel corpo e nella psiche, gli parliamo con difficoltà attraverso la mascherina, abbiamo imparato a sorridergli con gli occhi, aiutiamo gli anziani ad alimentarsi e a video-chiamare un familiare per rompere la loro tremenda solitudine dell’isolamento, infine ci svestiamo con estrema attenzione. Poi ci sono i momenti di felicità condivisa con i pazienti guariti che vengono dimessi, la Pasqua, la speranza…
Il Covid-19 è il “nemico invisibile” più duro contro cui ha avuto a che fare?
Per capire e combattere un nemico occorre mettersi dalla sua parte. I virus sono “esseri viventi a metà”: non possedendo un apparato biosintetico autonomo, devono infettare le nostre cellule per replicarsi. La replicazione di se stessi è il primo obiettivo evoluzionistico di ogni specie vivente. Sars- Cov2 è un virus  “furbo”: si lega ai recettori Ace 2 delle nostre cellule con la sua proteina spike, come una chiave in una serratura. Entra e si replica nelle cellule dell’apparato respiratorio, ma anche nelle cellule enteriche e muscolari, e poi si nasconde nel sistema nervoso centrale. La perdita temporanea del gusto e dell’olfatto ne sono una prova, come dimostrato da studi apparsi su Med.Virol. a febbraio scorso. Sperando che non recidivi come l’Herpes Zoster. Ma un virus che uccide l’uomo contagiato uccide se stesso. Quindi deve infettare altri esseri umani, con quel tasso di contagiosità di 2.5, che noi chiamiamo “erre con zero” (R0). Ma se il virus è furbo, noi dobbiamo essere ancora più furbi, continuando ad applicare le misure di quarantena, di distanziamento, di utilizzo di dispositivi come le mascherine e le protezioni per le mucose oculari ed il lavaggio delle mani.
Pensa che il destino di questo virus possa somigliare a quello di altri?
Una ipotesi è che con il tempo questo virus diventi meno virulento, come i suoi cugini coronavirus del raffreddore. Questa mutazione gli darebbe un sicuro vantaggio selettivo in quanto – come dicevo – i virus che uccidono l’ospite sono destinati ad estinguersi. Il virus ebola, che provoca la morte fino al 70% dei pazienti, si sarebbe estinto se non si fosse rifugiato in un serbatoio animale di pipistrelli e scimmie a cui non provoca malattia. Il Covid 19 è un virus furbo e può, dopo la malattia acuta, determinare un’infezione latente e cronica, come per tanti altri virus come quello della varicella/zoster, Cmv, Hsv, Hcv, Hbv, Hiv. Penso questo, constatando che rari pazienti guariti, dopo due tamponi negativi, tornano ad essere positivi, seppur asintomatici .Come infettivologi ci siamo “fatti le spalle” con un altro virus molto furbo: l’Hiv; non lo abbiamo ancora vinto ma riusciamo a controllarlo con la prevenzione e con i potenti farmaci che abbiamo a disposizione. Anche per l’Aids, negli anni Novanta, i ragazzi morivano come mosche e anche con loro avevamo paura di infettarci. Dalla paura è nata la prudenza e la professionalità. Poi c’è l’empatia che ci lega a ognuno di loro, non numeri ma uomini.
Torniamo al Covid-19. C’è qualche cura che avete sperimentato allo Spaziani di Frosinone e che pare funzionare?
All’ospedale di Frosinone vengono messe in pratica le terapie di cui si hanno evidenze scientifiche e che l’Aifa ha autorizzato: Idrossiclorochina, Azitromicina, Enoxaparina per i microtrombi polmonari, antivirali che conosciamo bene dalla esperienza con Hiv, Tocilizumab se necessario al momento giusto, quando vediamo l’aumento di Interleuchina 6 ovvero quando osserviamo che le difese possono diventare eccessive e provocare danno. Studiamo, ci aggiorniamo, ci confrontiamo tra noi e con i colleghi dello Spallanzani e con quelli di altre realtà italiane. Partecipiamo a studi multicentrici come per Tocilizumab e Plasma iperimmune ed ossigeno terapia. E poi c’è il “prendersi cura”. Ho speranza nella Ivermectina ed altri farmaci, ma sappiamo che il vaccino cambierà la storia naturale di Covid 19.
Lei è un esperto di malattie tropicali. In Italia circolano queste malattie? E se sì, quali?
Nel mio ambulatorio di Malattie del Viaggiatore, pratichiamo le vaccinazioni internazionali come per la febbre gialla e la profilassi antimalarica. Queste misure di profilassi sono importanti e danno risultati tangibili. Sono rari i casi di malaria di importazione e quasi sempre di chi non ha praticato la profilassi farmacologica e comportamentale. Mi ripeto sempre che “si riconosce quello che si conosce”. Motivo per cui è importante implementare le conoscenze delle malattie tropicali che, se diagnosticate precocemente, sono facilmente curabili. Personalmente ho diagnosticato casi di importazione di Dengue e di Zika Virus, ma anche un caso autoctono di Chikungunya, prontamente curato e isolato. Il vettore responsabile di queste virosi è una zanzara presente da noi: l’Aedes albopictus  ovvero la zanzara tigre. Arrivate in Italia nella cavità degli pneumatici usati destinati alla ricopertura, con una nave a Genova, da Genova come i grillini (ride, ndr), si sono diffuse poi in tutta Italia “allietandoci” l’estate con le loro punture. Questo esempio ci dimostra come i cambiamenti climatici e la globalizzazione stiano cambiando l’ecosistema, favorendo infezioni emergenti e riemergenti.
David Quammen, in questa intervista che ci ha rilasciato, ha avvertito sui rischi comportati da altri virus. Ne conosciamo qualcuno che dovrebbe farci paura?
Quammen ha descritto brillantemente in Spillover la possibilità che un nuovo virus potesse effettuare un salto di specie e minare, come è avvenuto, tutte le nostre sicurezze. Bill Gates nel 2015 avvertiva che il vero pericolo non era una minaccia nucleare ma un nuovo virus a cui non siamo pronti. Stefano Vella mi disse, all’esordio dell’Aids, “chissà quanti virus girano nel nostro organismo che non conosciamo”. Ora dico che il ministero della Difesa doveva e deve trasformarsi in ministero della Difesa della Salute. Ho i gradi di capitano medico in congedo e lo affermo senza polemica. 
Pensa che i pipistrelli possano essere animali serbatoio di altri coronavirus pericolosi per l’uomo?
I pipistrelli sono mammiferi con possibilità di essere serbatoio di molti virus, in particolare coronavirus che, duplicandosi, mutano singole basi del proprio Rna, rendendo possibile lo spillover. Hanno una spiccata socialità: milioni di pipistrelli vanno in letargo nella stessa caverna con ovvi scambi di virus, volano e possono portare virus mutati a grandi distanze, infettando altri animali come fanno gli uccelli con i virus influenzali. Incendi, disboscamenti e altre malefatte dell’uomo possono cambiare l’ecosistema, rompendo un delicato equilibrio naturale. Sul lago Kivu, tra Rwanda e Congo, c’è l’isola di Napoleone. Mi ricordo che, battendo le mani, il cielo si oscurava per le miriadi di pipistrelli giganti: le volpi volanti, che la popolazione locale cattura per alimentarsi. Un anno dopo scoppiava in quei luoghi l’epidemia di Ebola, che viene trasmessa dai pipistrelli alla frutta e quindi all’uomo.
La globalizzazione ha inciso sulla circolazione dei virus? E se sì, come?
Le distanze intercontinentali sono percorse da aerei in tempi minori di quelli di incubazione dei virus. In questa odierna epidemia da Covid-19, ho prestato la mia opera di volontariato con il Cisom. (corpo di Soccorso dell’Ordine di Malta, ndr) e la Protezione Civile nell’aeroporto di Ciampino con termoscan per intercettare possibili infetti da Sars-Cov2. Ma i virus non conoscono frontiere. Scambi di persone e merci favoriscono la diffusione di virus e altri agenti infettanti. Le misure di profilassi possono rallentare ma non abolire la possibile diffusione. Un alleato formidabile di infezioni emergenti penso che siano i “peccati contro la Natura” dettati dalla “legge del profitto”. I bovini, che la natura aveva fatto vegetariani, sono stati costretti dall’uomo a diventare carnivori e cannibali. Ora li cibiamo con farine animali e antibiotici per il profitto. E questo peccato ha generato la “mucca pazza”, le malattie di Creutzfeldt jaKob. Era successo già per gli ovini con la scarpie, prioni, agenti più piccoli dei virus.
In conclusione?
In conclusione, mi piacerebbe citare papa Francesco: “Pensavamo di rimanere sani in un mondo malato”. 

 
 
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